giovedì, 15 maggio 2008

L'Ultimo Rito

“Lei era ferma quasi immobile, sembrava che cantasse mentre lui le girava intorno. Andava e veniva, si spostava cercando la sua attenzione, ma lei impassibile non cedeva lo sguardo... almeno in apparenza. I giorni passavano e lei come ogni mattino si ritrovava lì in quel posto ad aspettare e lui sempre a girarle intorno cercando il suo sguardo in attesa di un cenno di assenso per portarsi da lei e starle accanto”.

Un rito naturale il rito della coppia, un incantesimo che regola l'incontro di due anime che non sanno, ma si cercano.

E gli occhi parlano, sguardi lievi, sguardi scostanti, sguardi sorpresi, sguardi odorosi e vogliosi. Il corpo parla, coi gesti che liberano segnali nascosti.
Non sempre è uguale: lei non vuole, ma poi cede, lei vuole e cede subito, lei non vuole e non cede. E' un rito ed è lei che decide.
E' quasi un gioco, una regola dell'istinto che guida il comportamento ancestrale dell'incontro, ma che non sempre è leale e giusto, quando c'è chi quel rito non sa, non vuole o non può imitarlo o replicarlo e che determina il non incontro.

I tempi cambiano, molti comportamenti anche, ma quel rito resta immutato nella separazione dei compiti del genere, dei simboli, anche questi ricordi puramente atavici e non più realmente veritieri, se rapportati all'insieme dei cambiamenti.
Sarebbe più semplice senza quella ritualità, non meno bello, non meno selettivo, più adatto ai tempi, più attuale, più emancipato, ma non naturale.
Ed è strano allora, scoprire che, in un mondo in continuo cambiamento, che si evolve, che si snatura, in cui si considerano annullate le naturali differenze tra i sessi, quel comportamento naturale sia tuttora un elemento basilare nei rapporti del genere umano. Chi invece quel rito non l'accetta, considerandolo superfluo o limitativo, difatti si autoesclude dal partecipare al gioco perché va a determinarsi il non incontro.

Tutto cambia ma non il rito. E' la natura!

“Per giorni ho visto quei due uccelli continuare nel loro rito. Lei cinguettava quasi immobile e lui che le volava intorno impettito, cercando di mostrarle il meglio di se, in attesa che la femmina accettasse la sua compagnia per poter così formare una coppia.
Poi un mattino non li ho più visti, erano volati via insieme per costruire il proprio nido. Lei l'aveva accettato”.

... ma se il gallo, con la sua sontuosa coda, la cresta imponente, le zampe robuste, canta impettito, nel pollaio le galline sollevano delicatamente la coda mostrando il sesso e beccandosi tra di loro. Chicchirichì.

Note: Snuggle Up

Antares alle 11:26 in:
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martedì, 06 maggio 2008

Virgola

Basta poco per essere contenti se si apprezza il gusto del piacere dei piccoli grandi gesti e delle piccole grandi cose.

Ero bambino.

Punto


Note: Who Are You

Antares alle 10:51 in:
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mercoledì, 23 aprile 2008

Ma tu chi sei?

Ho visto l'ombra materializzare le forme di un pensiero suadente che ospitavo nascosto in me da sempre, ma non ho resistito, piccola grazia, nel continuare solo ad immaginarti ed ho acceso la luce per poter poi avere ancora solo l'ombra. La curiosità di trovarci mi rende calmo, l'attesa inconsapevole e piacevole è lo scopo del mio non averti e che mi rende vivo sapendo che non raggiungerò la soglia di un piacere che svanirà. Non abituerò i miei occhi, le mie mani, i miei pensieri, ma ti desidererò sempre come ombra.

Comprare un libro senza mai leggerlo gustando il solo desiderio della conoscenza, ma non la conoscenza stessa. Che importa se poi finirà quando finirà con me il desiderio. Avrò amato senza amare avrò goduto senza godere e sorriso senza guardarti; avrò magnificato i momenti che non vivrò mai ed avrò gioito ogni istante nell'attesa che quell'ombra si materializzasse sapendo che poi avrei spento la luce per non averti.

E tu chi sei?

Sei bella o sei di plastica?
Sei di luce o di buio?
Sei di cera o di rugiada?
Avrai le calze o vai a piedi nudi?
Ma tu chi sei che mi guardi ogni giorno senza che io possa vederti, che cammini sui miei passi, che avanzi oltre me, che ti rivedo nel passato, nei ricordi, nel presente, nel futuro che non sarà per noi.
Hai le orecchie a punta o le ruote di caucciù?
Sei di legno o di bolle?

Sei la fantasia del sapere e la speranza di non averti che si intona con gli alberi e le strade, con le facce e i tramonti, le note e le parole, la fantasia di costruire le forme.
Domando e non mi domando, aspetto risposte che non mi interessano, perché non ho voglia di scoprire ciò che non cambia il senso di tutta la storia, una storia d'ombra.

Ma tu chi sei?

E non voglio sapere.

Note: Face da Funk

Antares alle 19:35 in:
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martedì, 15 aprile 2008

L'Onnisciente

Cumuli e cumuli di idee disposte sui marciapiedi, ma non riesco a leggerle.
Che strazio che sogno, ma dai... è un bisogno.
Spero che la febbre ti tolga il rude pensiero del sapere e quando cadrai dalle nuvole il dolore dei saggi si spalmerà sulle chitarre degli intelletti senza musica.

«E suono, e ballo e canto, e recito, e so tutto. Fidati di me sono l'intelletto.
Lascia stare se il sogno è un incubo senza ritorno, se la pioggia che è caduta nel tempo non ti ha bagnato la punta del naso, preservando le labbra dalla freschezza del parlare.
Ho pubblica la mia sapienza, perché canto, ballo, recito, so tutto.
L'onniscienza mi appartiene per pubblica approvazione da spettacolo. Ho nobelitato lo spirito e le idee, ho conquistato allori e dolori, posseggo il dono divino del sapere.
Segui me, segui l'applauso, seguirai l'intelletto.
Firmo appelli ed applausi, manifesti e proclami, di me ti puoi fidare, sono l'onnisciente.

Asciugati la mani, non applaudire per un po', ma piangi su ciò che non so e non dico. Bagnati le mani con le lacrime ed applaudi. Avevo il tempo passato ed ho taciuto, non avevo capito l'errore della storia ed ho volato alto lungo le pareti dell'intelletto ad effetto.
Ma oggi sono io ancora l'intelletto, sono nuovo e protetto. Caschi dalle nuvole? Spalmati il dolore dei saggi, lenirà il bruciore e l'amaro sapore del tempo che fu.

E ballo e canto e suono, sono l'intelletto e saggio confondo le idee, ma dirigo l'orchestra... puoi ballare, cantare e suonare anche tu. Un passo avanti, uno indietro, uno a destra e poi su oltre l'oceano. Guarda dietro vedrai il sogno ed il desiderio. Ti do tutto, che vuoi di più?
Potresti diventare un nuovo intellettuale del pensiero, l'onnisciente di turno che riceve applausi sul palco e li riversa sulla morale. E allora balla dai, canta, suona e dirigi. Un-due-tre»

La paglia brucia, le menti incespicano sui gradini della storia, il ricordo si confonde e raccoglie idee, Cumuli di idee, ideali e gelati disposti sul marciapiede.
Passo vedo e non comprendo, non riesco a leggere, cerco solo di capire le sagome di quei cumuli. Forme amorfe per me, confusione illuminata, ma io non sono onnisciente non ricevo applausi sul palco.

Non posso far altro che porre in cima la carta del chewing gum. E mastico fresco e dolce... passeggio con le mani in tasca oltre quei cumuli posti lungo la strada, la strada che percorro da sempre, ma che oggi raccoglie cumuli.
Cumuli di idee riversate lì da altre strade, un tempo credute alberate ed ancora oggi sognate, tra incubi e affetti colorati.
Suono, non ballo e non canto, ma non prendo applausi. Non sono l'intelletto onnisciente, non dirigo le bande e i ballerini e non firmo volantini.

Note: Hipping The Hop

Antares alle 18:33 in:
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lunedì, 31 marzo 2008

What is Hip?

E' troppo, troppo poco o forse è tanto ancora di più.
Non so non vedo, vendo ciò che ho, compro che non so, aspetto che mi decida e poi avrò tutto ciò che potrò avere.

Un telefono di fibra, al titano o zebrato. Un, due, tre, le scarpe sono del re compro e vendo ciò che voglio, non chiedo, prendo.
Un libro di poesie, un racconto di cerbiatti che pescano nel cuore. Un donna che s'innamora, un cinghiale che fa l'amore con un baccello.
Compro compro sempre ciò che voglio non chiedo e prendo.
Leggo il giornale, leggo tutto ciò che devo leggere anche se non so perché. Compro il giornale, un libro e la posta elettronica.
Una moto, un'auto che consuma troppo, magari meno di un tir, ma è bella, è veloce, è comoda,  costa poco, cinquanta milioni di lire. Non ho una lira, ho gli euro ed è meglio così, costa meno. Papà, mammà, io, tu, noi.
Un chilo di orecchini, un bracciale di coccio, un naso finto, una tetta gonfia, magari sgonfia.
Ho il fisico, non ce l'ho, l'avrò per il mare. Mangio e non mangio, sto a dieta, salto, corro, vado in palestra, vado in bici ma non vado, spin bike e sudo.

Compro, compro e vendo tutto, non so perché ma il tempo me lo dirà oppure no. Chi se né frega.
Gioco, compro il gioco, consolle, da tavolo, lancio i dadi, wii, pc, psi, dc, ac-dc. Ci divertiremo tutti.
Smetto, sì smetto gli abiti cachi e li compro rossi, no neri, gialli o blu, a strisce, verticali oppure orizzontali, a pois, a schizzi marroni, terra bruciata, di Siena o dello Zambia. C'è tendenza, andrò verso la tendenza. Abbino tutto, i numeri e le scarpe, la sciarpa e gli occhi, è un terno al lotto scientifico.
Le labbra color carne, color fuoco, color color color era  un gioco che facevo da bambino. Colori e razzi, sputnik e galassie.
«Mi dici che ora è». Ho un orologio in saldi, costa tremila euro, meno che in lire. Ho tempo e voglia di dare nulla.
Compro, compro e vendo tutto, me, la testa, il tempo, i sogni e le pasticche.
C'è musica e musica nell'aria, tutto suona e siamo suonati, compro tutto, svendo nulla.

Vendo e compro. le calze a rete, le giarrettiere, le culotte, reggiseni col buco, invisibili, magici. Push-up, push push, seno alto, seno basso, grosso, piccolo, a coppa, a pera, al limone, alla crema, allo yogurt, che deliziosi, sapori nuovi, sapori  di cibo e non di carne arrosto, perizoma, slip, tanga. E ballo un tango.
Latino, americano o europeo, danzo, ballo, mi sbatto e mi diverto. Compro la scuola farò lezioni di salsa, ragù, pomodori freschi o pelati, crema di funghi, si balla e ci si diverte in gruppo, tutti all'unisono. Un passo avanti, due di lato, uno indietro, alza le mani, abbassa  le orecchie, chiudi l'occhio destro, apri la bocca e ridi. Come mi diverto! Merenghe, meringhe, dolci ricordi d'estate.

Compro, compro e vendo tutto, ma non so avrò tempo per comprare tutto?
Compro la longevità, la salute, le pillole per dimagrire, per abbronzarmi, per la pelle vellutata, da abbinare al cachemire, per fare sesso tutto il giorno, per avere attributi abnormi. Che me né faccio? Non lo so, è bello averli mi sento hard, omo. Sapiens, sapessi com'è bello comprare e vendere.
Ho voglia di sesso, compro sesso, saranno le pillole.
Virtuale o reale, di passaggio o stanziale. Ho visto un film, ho voglia di provare la gnocca della tua donna. Ti do la mia, dammi la tua, due per uno, tre per due, in comitiva a prezzi scontati, sperma in saldi, fluidi gratis, palpate e fori italici o estranei. Bang bang bang. Trans è meglio, lesbo è stuzzicante, gay è bello, non so. Pulisco tutto, scopo tutto.

Compro, compro.
Creme, cremerie per tutti i gusti, rughe, peli, anfratti morbidi e lisci, odore di crema, odore di chimica profumata.
E i capelli si allisciano, poi si arricciano, si allungano, si accorciano, a colori, taglio corto, lungo, carré, caschetto, da pin-up, da folle, da gatta, da lupo e da barbone, devo solo aspettare e decidere qual è quello giusto per oggi.
E se partissi?. Dove vado? Compro un viaggio. Una crociera, un viaggio tra le montagne, country, safari, birdwatch, rifting. Una settimana. Settimana bianca, settimana rosa, settimana sexy, settimana nera. Un week end, un giorno. Vado e torno.
Mi compro un cane, un gatto, un criceto, un serpente, una lucertola, un'aquila, un ragno, un tonno in scatola, una parure di scaglie di scorpione del sahara lisciate con pelo di tigre orfana del bengala. E poi un quadro, una lastra di metallo, un chiodo arrugginito appartenuto a Gesù Cristo, un chicco di caffè di Colombo, un pelo di Moana.
Copro, compro e vendo tutto, mi svendo alla cassa. Ho il bancomat, la carta di credito, il deposito viaggiante.
Compro e mostro sono un mostro.

Scarpe da re e da regina, le calze di filo e timbro, gli slip erotici, la pelle morbida, i capelli corti e perfettamente stravaganti, le unghie curate, la pelle affumicata, i muscoli gonfi, le labbra corrette, gli occhi blu cobalto, la camicia accuratamente stropicciata, i jeans a vita bassa o media o forse alta, con lo strappo a scomparsa, a zampa di canguro o di piccione, il pene hard perennemente all'insù, la vagina profumata e sterilizzata, le tette di marmo o addormentate sul push-up, la cintura di cuoio levigato fatta a mano, l'orologio da cento all'ora, il telefonino di titanio per vedere tutto, anche la pubblicità e chiamare tutti ovunque nell'universo, la moto trendy, l'auto di tutti, le lezioni di salsa, odore di casa... mmh... cosa manca? Il tempo di farsi notare. Tra tanti manichini non sarà facile.



Note: What is Hip
Antares alle 10:43 in:
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