giovedì, 27 aprile 2006

Menti Morte

- Pappapara-pà
Sento il fetore delle menti morte infestare l'aria.
- Pappapara-pà
Non per tutti è possibile percepire il fetore flebile che sovrasta le terre lussureggianti. Ci si abitua al fetore.
- Pappapara-pà
Ci vuole “naso”.
- Papparaparapaara
Menti morte danzano e ballano, ma io vedo cimiteri cerebrali espandersi fino all'orizzonte perduto.
- Pappapara-pà
Relax amico, relax...
- Pappapara-pà
«Dammi una carezza che ti do una sberla»
- Papparaparapaara
«Peace and Love»
- Pappapara-pà
Accendo un cero, magari le menti morte s'acquieteranno e nel caso, porrò nelle bacheche lungo il cammino, una reliquia votiva.
- Pappapara-pà
Vedo fumo e  fiamme!
- Papparaparapaara
No, non è servito il cero, né le reliquie votive.
- Pappapara-pà
Zombi ambulanti, dall'apparenza vitale, diffondono fetore per le strade e nei cortili.
Cosa posso fare!
- Pappapara-pà
Ascolto musica per ripulire i seni ottusi dalle menti putride e respiro il profumo della primavera che si diffonde leggera.
- Papparaparapaara
Amico solidarizziamo ma non ammazzarmi, anche se putrido non sono.
- Pappapara-pà
Dance, dance, groove dance... people!
- Pappapara-pà
Elicotteri e cammelli attraversano il deserto, tra le gobbe e le sabbie mobili. Oasi non né vedo, ma essi avanzano imperterriti sulle ali del fetore, lasciando una scia di olezzo che si diffonde ed infesta luoghi aperti e chiusi
- Papparaparapaara
Menti morte e dominanti credono al sogno nefasto.
Ma una mente morta non può sognare, può solo tracciare una linea piatta, una linea semplice che indica il non pensare, ovvero la morte cerebrale.
- Pappapara-pà
Eppure essi continuano a frugare tra la sabbia del deserto, mentre la materia inerte e priva di sinapsi, continua ad imputridire diffondendo il fetore.
Perché devo sopportare quel fetore?
- Pappapara-para-para... Desidero, desideriamo, aria limpida.

Pappapara-para!

Antares alle 20:36 in:
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giovedì, 20 aprile 2006

  Speed Frame 

(Sushumna's Dance)

Guarda nel profondo del tuo dio che ricordo avrà di te mentre il sogno del mattino è finito nella notte accanto a me

Io non voglio
No no
Io non voglio che il vero
Tu di me
io di te e noi
Il cielo
abbraccia
la luna

Guarda nel profondo del tuo dio che ricordo avrà di te mentre il sogno del mattino è finito presto nella notte accanto a me

Mi rifletti per passione dentro di te
No no
Accendi la luce che vorrà e illumina...
dai illumina la notte segreta che desideri
Copri la natura dei baci del dolce salato amore
nel tempo che non ha mai atteso

Guarda nel profondo del tuo dio che ricordo avrà di te mentre il sogno del mattino è finito nella notte che attendevi accanto a me

Antares alle 13:58 in:
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venerdì, 14 aprile 2006

Il sogno di Isia

Quando capì era ormai troppo tardi, le luci erano spente, le porte sbarrate, il silenzio penetrava nelle ossa. Non gli restava che cercare un punto d’uscita, uno spazio dove infilare i passi, per riportarli a spasso nel tempo.
Cercò lo spiraglio, il punto d'uscita.
Si guardò intorno... no... ascoltò il corpo, il rabdomante, fu lui a guidarlo. «Chissà dove mi porterà» – pensò Isia.

Si ritrovò nuda, seduta sul bordo del letto.
Prese i pensieri e li mise in un bicchiere.
Li osservò nel vuoto del loro stare.
Musicò lo sguardo fuori dalla finestra per ascoltare con la mente libera le stelle tintinnare in cielo.
Isia vi riuscì.
Poté di nuovo addormentarsi, ma con le stelle e la musica negli occhi.

Antares alle 20:23 in:
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giovedì, 13 aprile 2006

Il Segnalibro

Ho incontrato un segnalibro, era fermo a pagina 421. Aspettava il tram delle 16,00... mi ha detto.
Lo avrebbe riportato un po' in avanti, giorno per giorno,  verso il fondo dell'anima del pellegrino, saltando sulle pagine ricurve fino a raggiungere la piccola coperta che lo avvolgeva, rigida e altera.
Aveva imparato tanto tra le tante pagine, mentre da spettatore attendeva servile che una mano lo rimettesse, in attesa, a presidiare il tempo del momento. Lui è il ricordo.
Ha assorbito tanti tempi e molti momenti. Ha visto evolvere e arretrare lo sciogliersi delle storie, racchiuse nella storia unica del pellegrino astante, assorbendone, suo malgrado, i riflessi: aguzzi o smussati, levigati o spigolosi.

Piccolo com'è non ha amanti, non riceve carezze, né sguardi se non sfuggenti e casuali. Sa però amare e sorridere, ascoltare e ricordare delicatamente le vicende che altri hanno vissuto e raccontato. Lui non ha storie da raccontare, ma solo da presidiare.
Piccolo com'è, è cosciente del posto che gli è stato assegnato nell'albo delle preferenze, sa che ogni cosa ha il suo ordine, la propria funzione. Non c'è destino, c'è solo l'essere ciò che la logica, a volte illogica, costruttiva ha forgiato tra liquidi, freddo e fuoco.
Piccolo com'è lascia che i violini accompagnino le parole, che le tonalità minori e basse creino l'atmosfera di sfondo delle storie.

Pochi conoscono il segnalibro, pochi apprezzano il segnalibro.

Mi ha raccontato, mi ha sorpreso, è stata una fugace sorpresa comprendere la sua esistenza. Ha appassionato la mia curiosa voglia di guardare negli angoli bui, dove la luce è tenue e delicatamente scura. Mi ha reso gli occhi del gatto. Mi ha permesso di voltare lo sguardo, di guadare l'apparente inutilità, l'apparente banalità che si genera in chi guarda con superficialità, scoprendo piccole esistenze ignorate dai dominanti la ragione.

Quando è arrivato il tram del 16,00, l'ho raccolto e l'ho aiutato a salire sulle trame di ferro, ci siamo seduti e in silenzio abbiamo viaggiato nella nostre storie, le quali, per un fulgido momento si sono, stranamente e piacevolmente, intrecciate. Di tanto in tanto ci siamo scambiati sguardi limpidi, fino a quando è arrivato il punto su cui doveva fermarsi a presidiare. Eravamo arrivati a pagina 528.
Ho accarezzato quel piccolo segnalibro, scrigno di mille storie, l'ho ringraziato per la dolcezza, la saggezza e la serenità del proprio vivere. L'ho raccolto sulla mano, l'ho riposto tra le pagine, l'ho salutato con un inchino regale e sono andato via col tram delle 16,00.

Ora sulla mia guancia destra porto una lacrima che ho disegnato su quel tram, una lacrima di serenità, che mi ricorderà per sempre quel piccolo segnalibro.

omino

Antares alle 13:58 in:
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mercoledì, 12 aprile 2006

I Colori dell'Aria

I colori dell'aria cambiano.

Si spera nel colore che renda puro il nostro peregrinare, immune dalla luce abbagliante che accende i colori effimeri e distrae le menti deboli.

Annuso l'aria clorata e soffoco, respiro a stento.

I colori dell'aria cambiano... continuo ad annusare in cerca del neropuro che mi renderà luminosa la ragione e sopirà la luce abbagliante che infastidisce la ricerca al mio sguardo.

Antares alle 15:33 in:
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