Intrecci
Afferra deciso i seni e li accarezza col piacere del sorso alcolico
Ma se aspetti tra le braccia il ritorno del cavaliere che cavalca l'unicorno rosa, la notte passa e ti risvegli senza pallottole
Negli occhi di lei divampa l'attesa, maliziosa e ammiccante
Oh... salvami poeta ho tanto da spendere con queste mani l'energia non manca il cavo è inserito
I capezzoli s'innalzano, turgido diviene al tatto
Ho solo bisogno di tempo
Le spire del desiderio avvolgono l'esistenza di quel momento
In quel tempo non sarò di marmo, andrò come una chiocciola con la schiuma che rende fluidi i pensieri scivolando lenti oltre il nulla
Il sangue fluisce e gonfie si mostrano le parti
Non voglio più intoppi, ma toppe per coprire i buchi che ho lasciato nell'anima delle dame e degli scacchi aspettando il tempo fluido
Le dita s'incontrano sulla pelle, il torpore dell'attesa resta nel tempo dimenticato col buio che ora circonda come aura
Se parlo con te, poeta, è perché ho bisogno di parlare con me guardando lo specchio del lago
Il silenzio è di respiri, il vento è il soffio caldo
Ora vedo in questo amore non-amore, la lezione che non avevo ancora imparato
Le immagini nascoste tra le pieghe si offrono ai sensi in posizioni maestose e speculari
Lei è là che raccoglie la timidezza che le ho regalato per riporla nello scrigno d'oro
Cambia il senso dell'incontro, cambia la visione dell'altro offrendo la purezza di se, la naturalezza di essere spogli
Oramai ora e mai potrò rituffarmi sul prato senza prima pensare al rombo del tuono, al polline che le api hanno portato via sul ventre e tra le ali liberandolo sul suo fiore
Parole di passione indicano la strada e le mani seguono e scivolano su velluto caldo
Pazza la scoperta di un liocorno che infila tra la carne il corno turgido per il piacere di svuotarsi di energia e nel vedere sgorgare zampilli di sangue denso e bianco
Brividi di piacere sguardi di volere
Ti rileggo poeta e riscopro la vaghezza delle tue poetiche liturgie che mi hanno assillato fino a confondere l'esistenza con l'inesistenza
Le labbra sfiorandosi assaporano umide il desiderio che sale sopra le cime della passione
Dimmi, ti piace?
Gli sguardi si distanziano, i corpi si sommano, l'odore è forte, i gemiti sulla pelle avvolti dal buio danzano nella melodia di quell'incontro
E cosa vuol dire ti piace, se non accetti che la mia grazia incosciente balbetti sui rivoli di questo mondo, è forse un diadema di resina essiccata che racchiude una vita estinta?
Ritmo forte e costante tra pause di piacere
Estinto perché, credevo di essere l'estintore dei fuochi, il fireman dei cuori accesi, delle lingue infuocate
Esiste il nulla nei pensieri, il corpo decide, i sensi si spiegano, cercano e offrono il fuoco
Ma poi cosa c'è da spegnere se tutto è in fiamme nelle menti che generano quei roghi voglio aspettare senza l'attesa del risveglio
La lingua sfiora, la bocca avvolge, sorsi di piacere invadono il gusto
Capire cosa l'anima ha deciso di guardare, senza tempi addormentati ed inutili ologrammi della psiche
Gli sguardi si incontrano e si sfuggono tra le ombre delle voglie
Ti prego fallo ancora
Odori e sapori sulle labbra che assaggiano un gusto sporco che mai spalmerebbe sui bignè
Dammi ancora l'illusione della storia eterna, dell'epitaffio non scritto
Orge di tatto, carezze, forza, sapore, amplessi, fluidi caldi, nel buio del distacco sopra i sospiri
Per ripulire la sensazione di ciò che è giusto ho errato, ma non sapevo di farlo
Ricompare la luce, ritornano i pensieri.
Ecco poeta l'intreccio che nascondevo la ragione del vagare tra i corpi per annusare e leccare polline dal ventre delle api e poter gustare il velluto caldo intriso di naturalezza. Un volo senza limiti tra il racconto e la leggenda in un intreccio di sensazioni vissute con l'incoscienza di non voler sapere e capire.

Note: Cousin John






