giovedì, 24 gennaio 2008

Intrecci

Afferra deciso i seni e li accarezza col piacere del sorso alcolico
Ma se aspetti tra le braccia il ritorno del cavaliere che cavalca l'unicorno rosa, la notte passa e ti risvegli senza pallottole
Negli occhi di lei divampa l'attesa, maliziosa e ammiccante
Oh... salvami poeta ho tanto da spendere con queste mani l'energia non manca il cavo è inserito
I capezzoli s'innalzano, turgido diviene al tatto
Ho solo bisogno di tempo
Le spire del desiderio avvolgono l'esistenza di quel momento
In quel tempo non sarò di marmo, andrò come una chiocciola con la schiuma che rende fluidi i pensieri scivolando lenti oltre il nulla
Il sangue fluisce e gonfie si mostrano le parti
Non voglio più intoppi, ma toppe per coprire i buchi che ho lasciato nell'anima delle dame e degli scacchi aspettando il tempo fluido
Le dita s'incontrano sulla pelle, il torpore dell'attesa resta nel tempo dimenticato col buio che ora circonda come aura
Se parlo con te, poeta, è perché ho bisogno di parlare con me guardando lo specchio del lago
Il silenzio è di respiri, il vento è il soffio caldo
Ora vedo in questo amore non-amore, la lezione che non avevo ancora imparato
Le immagini nascoste tra le pieghe si offrono ai sensi in posizioni maestose e speculari
Lei è là che raccoglie la timidezza che le ho regalato per riporla nello scrigno d'oro
Cambia il senso dell'incontro, cambia la visione dell'altro offrendo la purezza di se, la naturalezza di essere spogli
Oramai ora e mai potrò rituffarmi sul prato senza prima pensare al rombo del tuono, al polline che le api hanno portato via sul ventre e tra le ali liberandolo sul suo fiore
Parole di passione indicano la strada e le mani seguono e scivolano su velluto caldo
Pazza la scoperta di un liocorno che infila tra la carne il corno turgido per il piacere di svuotarsi di energia e nel vedere sgorgare zampilli di sangue denso e bianco
Brividi di piacere sguardi di volere
Ti rileggo poeta e riscopro la vaghezza delle tue poetiche liturgie che mi hanno assillato fino a confondere l'esistenza con l'inesistenza
Le labbra sfiorandosi assaporano umide il desiderio che sale sopra le cime della passione
Dimmi, ti piace?
Gli sguardi si distanziano, i corpi si sommano, l'odore è forte, i gemiti sulla pelle avvolti dal buio danzano nella melodia di quell'incontro
E cosa vuol dire ti piace, se non accetti che la mia grazia incosciente balbetti sui rivoli di questo mondo, è forse un diadema di resina essiccata che racchiude una vita estinta?
Ritmo forte e costante tra pause di piacere
Estinto perché, credevo di essere l'estintore dei fuochi, il fireman dei cuori accesi, delle lingue infuocate
Esiste il nulla nei pensieri, il corpo decide, i sensi si spiegano, cercano e offrono il fuoco
Ma poi cosa c'è da spegnere se tutto è in fiamme nelle menti che generano quei roghi voglio aspettare senza l'attesa del risveglio
La lingua sfiora, la bocca avvolge, sorsi di piacere invadono il gusto
Capire cosa l'anima ha deciso di guardare, senza tempi addormentati ed inutili ologrammi della psiche
Gli sguardi si incontrano e si sfuggono tra le ombre delle voglie
Ti prego fallo ancora
Odori e sapori sulle labbra che assaggiano un gusto sporco che mai spalmerebbe sui bignè
Dammi ancora l'illusione della storia eterna, dell'epitaffio non scritto
Orge di tatto, carezze, forza, sapore, amplessi, fluidi caldi, nel buio del distacco sopra i sospiri
Per ripulire la sensazione di ciò che è giusto ho errato, ma non sapevo di farlo
Ricompare la luce, ritornano i pensieri.
Ecco poeta l'intreccio che nascondevo la ragione del vagare tra i corpi per annusare e leccare polline dal ventre delle api e poter gustare il velluto caldo intriso di naturalezza. Un volo senza limiti tra il racconto e la leggenda in un intreccio di sensazioni vissute con l'incoscienza di non voler sapere e capire.


Note: Cousin John

Antares alle 18:29 in:
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giovedì, 17 gennaio 2008

Un solo senso, il suo senso

Gira e rigira le parole, ma il senso non cambia.
Gira e rigira i pollici, ma l'aria non si smuove.
Soffia e risoffia con lo sguardo al cielo, ma le nuvole non si muovono

E poi smette di parlare, smette di soffiare, smette di pensare
Ma niente cambia
Si guarda intorno
e allora pensa di cambiare lui.

E si pone al vento
si gira e si rigira
non guarda più le nuvole
ascolta e non si stupisce
Pensa piano, senza osservare le ombre tra le luci scintillanti
senza guardare le foglie salutare dagli alberi lungo la strada
 
Cambia il senso
l'aria gli appare densa e in movimento e le nuvole non sa cosa fanno, dove vanno
Ride ma non sa come
parla e non ascolta più
gira nel vuoto in compagnia del fragore freddo
con le nuvole che crede siano svanite
e respira con l'ansia e l'affanno di chi sta affogando

Ed un giorno alza lo sguardo e rivede le nuvole e sorride sapendo perché
Gira le parole gira i pollici e soffia verso il cielo e non gli importa cosa accade perché è questo l'unico senso che lo rende vero, camminare sopra il tempo osservando le ombre tra le luci e il fragore gelido, sapendo che nulla lo deve cambiare, perché non gli appartiene


Note: Lonnie's Lament
Antares alle 12:30 in:
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martedì, 08 gennaio 2008

Trucioli di Bellezza

E' nel bello che si cerca la celebrazione personale, non la si vuole osservare ma afferrare.
Considerando la delizia per le notti bianche di luna, l'ombra corregge la solitudine e né attenua la voce che all'alba si mescolerà al vociare della gente, che grida e parla e ride e piange e gioisce e gode nell'amplesso del piacere della carne e s'arrabbia e urla al sapore amaro della stupida e quotidiana normale pazzia.

Il bello è ricercato, creato, emulato, ambito, ma c'è l'ipocrisia del razionalismo superficiale, che lo svuota e lo distrugge. E' bello se è bello ed è il bello fuori le regole, oltre i confini del banale, della mediocre visione dell'ovvio.
E' strana la gente normale, ma è normale la gente strana. Ecco il bello, la bellezza.

Strambi i corrotti dalla disomologazione calamitano il colore blu e nero, il rossocupo e l'arancio. La bellezza si veste di nero e cavalca i ponti sul cavallo arancio, reale ed immaginario, agli occhi suoi e della normalità. La bellezza ha spesso i capelli arruffati e lo sguardo nel baratro. E' arrogante e violento nella mente, è aspro e salato e non ama lo zucchero filato di Giulietta e Romeo.
La bellezza è genio.
La bellezza è il buio e il bagliore della neve al sole, il contrasto della vita e della morte.
La bellezza che voglio vedere è strana perché non appartiene alla gente colta, alle librerie con le gambe, al buonismo di maniera, ma ad una élite di follia razionale.
La bellezza è buongusto. Il buongusto è senza schemi e galatei. Sorseggi da un collo di bottiglia, una leccata su labbra salate e senza rossetto. E' personale ed estemporaneo.
Il bello è ricercato ed ambito, ma non si sa cosa cercare se non una parola, un oggetto, un trucco, una regola del formulario collettivo. Ed è raro perché si tende a non mostrarlo, ma a ricercarlo fuori di se per omologarsi al bello collettivo.

Il bello è sulla lama in equilibrio tra la follia e la stupida e normale pazzia. Il produttore di bellezza è un folle vestito di se e spesso nascosto tra la normalità. E' un truciolo sul pavimento.

La bellezza non è un vestito griffato, ma una donna nuda che si veste di luce.
La bellezza è un bambino emarginato, che nasconde il sorriso beffardo e la magia.
E' una sciarpa sul collo di un clown che piange.
E' un ritmo incalzante ad un funerale.
La bellezza è un'auto a 300 km all'ora sull'autostrada.
La bellezza è volare senza ali.
E' un cane che ti guarda con perplessità.
E' un donna figa che ti assale e ti bacia nella metro.
E' un uomo che parla lucidamente da solo tra la folla.
La bellezza è la semplicità di una montagna che frana, un vulcano che divora la terra, un oceano che ingoia una nave.
La bellezza è anche la maestosità di una battaglia campale, stupefacente per la sua crudele, cruenta, bellezza.
La bellezza pura è un boato nello spirito che sconvolge e sbalordisce. La bellezza deve farti piangere o sorridere. Non ho mai pianto per un abito, un diamante o per la perfezione di un corpo o di un quadro.
La bellezza è un sentimento della mente.

Un Rembrandt è bello ma non è bello, è artisticamente un falso creativo.
Dolci parole, miele di corpo e mente, sono artefattezze e sviolinate per cuori monotoni, amenità della retorica.
C'è bello e bello, ma il bello che mi attrae è ciò che è dentro la mente e mai nei cuori.

Apprezzo il brutto bello, gli oratori arroganti, l'imprevedibilità dell'estro, la fantasia infinita che ti angoscia e ti scuote la pelle, la follia dell'arte, le anime nere, le anime bianche che accendono lo sguardo, l'emarginazione voluta, la diversità dalla mediocrità, dal banale, dalla normalità quotidiana, come un cerbiatto che sbrana un leone.
Trucioli di bellezza, scarti di prodotti mediocri.

C'è poca bellezza intorno, c'è tanta mediocre omologazione e niente vera personalità sul palco della vita che produce solo trucioli di bellezza. Loghi comuni e automatismi comportamentali sotto i riflettori.
Bellezza sarebbe anche estinguere l'inutilità di attori dannosi ad un mondo davvero bello.

Cercare, inseguire, dividere il bello dal bello.
E poi viene la notte col silenzio e la calma dove le luci si occupano delle ombre e i pensieri non si preoccupano di disturbare la pazzia del giorno e gli inseguitori della bellezza collettiva.

Note: Ozell
Antares alle 17:58 in:
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lunedì, 07 gennaio 2008

Ottosecondiunsorriso


Zone d'ombra, zone buie e luce bianca.

C'è grigio e grigio. Il cielo plumbeo, il mare maestoso e potente nella tempesta, l'asfalto tra le montagne, il bianco ed il nero che si sfumano tra i capelli, i volti. Volti grigi senza sorriso, anime severe o arse dal divino amore perduto, dal cemento colato sugli occhi, dal torpore del tempo passato ma presente nell'esistenza.

E' dura è dura, è dura non colorarsi di grigio, attingere le sfumature del nero misto al bianco nel proprio sguardo. Assorbire il grigio che si sguarda.

Ma c'è comprensione, ci deve essere. E' da pensare, c'è da pensare.

Comprendo i motivi, è un difetto comprendere. Scavare e trovarne la ragione non serve a cambiare le cose, né gli sguardi, ma aiuta a capire che siamo tanti e vari.

Chi scarta quegli sguardi, chi emargina quei volti come alieni, è perché teme di diventarlo e di non avere poi la forza di vivere.

Chi può sorrida sereno e non sia felice, darà un goccio di luce ai volti grigi e non temerà di essere contagiato.

Note: Some Skunk Funk (intro)

Antares alle 13:01 in:
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