mercoledì, 23 aprile 2008

Ma tu chi sei?

Ho visto l'ombra materializzare le forme di un pensiero suadente che ospitavo nascosto in me da sempre, ma non ho resistito, piccola grazia, nel continuare solo ad immaginarti ed ho acceso la luce per poter poi avere ancora solo l'ombra. La curiosità di trovarci mi rende calmo, l'attesa inconsapevole e piacevole è lo scopo del mio non averti e che mi rende vivo sapendo che non raggiungerò la soglia di un piacere che svanirà. Non abituerò i miei occhi, le mie mani, i miei pensieri, ma ti desidererò sempre come ombra.

Comprare un libro senza mai leggerlo gustando il solo desiderio della conoscenza, ma non la conoscenza stessa. Che importa se poi finirà quando finirà con me il desiderio. Avrò amato senza amare avrò goduto senza godere e sorriso senza guardarti; avrò magnificato i momenti che non vivrò mai ed avrò gioito ogni istante nell'attesa che quell'ombra si materializzasse sapendo che poi avrei spento la luce per non averti.

E tu chi sei?

Sei bella o sei di plastica?
Sei di luce o di buio?
Sei di cera o di rugiada?
Avrai le calze o vai a piedi nudi?
Ma tu chi sei che mi guardi ogni giorno senza che io possa vederti, che cammini sui miei passi, che avanzi oltre me, che ti rivedo nel passato, nei ricordi, nel presente, nel futuro che non sarà per noi.
Hai le orecchie a punta o le ruote di caucciù?
Sei di legno o di bolle?

Sei la fantasia del sapere e la speranza di non averti che si intona con gli alberi e le strade, con le facce e i tramonti, le note e le parole, la fantasia di costruire le forme.
Domando e non mi domando, aspetto risposte che non mi interessano, perché non ho voglia di scoprire ciò che non cambia il senso di tutta la storia, una storia d'ombra.

Ma tu chi sei?

E non voglio sapere.

Note: Face da Funk

Antares alle 19:35 in:
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martedì, 15 aprile 2008

L'Onnisciente

Cumuli e cumuli di idee disposte sui marciapiedi, ma non riesco a leggerle.
Che strazio che sogno, ma dai... è un bisogno.
Spero che la febbre ti tolga il rude pensiero del sapere e quando cadrai dalle nuvole il dolore dei saggi si spalmerà sulle chitarre degli intelletti senza musica.

«E suono, e ballo e canto, e recito, e so tutto. Fidati di me sono l'intelletto.
Lascia stare se il sogno è un incubo senza ritorno, se la pioggia che è caduta nel tempo non ti ha bagnato la punta del naso, preservando le labbra dalla freschezza del parlare.
Ho pubblica la mia sapienza, perché canto, ballo, recito, so tutto.
L'onniscienza mi appartiene per pubblica approvazione da spettacolo. Ho nobelitato lo spirito e le idee, ho conquistato allori e dolori, posseggo il dono divino del sapere.
Segui me, segui l'applauso, seguirai l'intelletto.
Firmo appelli ed applausi, manifesti e proclami, di me ti puoi fidare, sono l'onnisciente.

Asciugati la mani, non applaudire per un po', ma piangi su ciò che non so e non dico. Bagnati le mani con le lacrime ed applaudi. Avevo il tempo passato ed ho taciuto, non avevo capito l'errore della storia ed ho volato alto lungo le pareti dell'intelletto ad effetto.
Ma oggi sono io ancora l'intelletto, sono nuovo e protetto. Caschi dalle nuvole? Spalmati il dolore dei saggi, lenirà il bruciore e l'amaro sapore del tempo che fu.

E ballo e canto e suono, sono l'intelletto e saggio confondo le idee, ma dirigo l'orchestra... puoi ballare, cantare e suonare anche tu. Un passo avanti, uno indietro, uno a destra e poi su oltre l'oceano. Guarda dietro vedrai il sogno ed il desiderio. Ti do tutto, che vuoi di più?
Potresti diventare un nuovo intellettuale del pensiero, l'onnisciente di turno che riceve applausi sul palco e li riversa sulla morale. E allora balla dai, canta, suona e dirigi. Un-due-tre»

La paglia brucia, le menti incespicano sui gradini della storia, il ricordo si confonde e raccoglie idee, Cumuli di idee, ideali e gelati disposti sul marciapiede.
Passo vedo e non comprendo, non riesco a leggere, cerco solo di capire le sagome di quei cumuli. Forme amorfe per me, confusione illuminata, ma io non sono onnisciente non ricevo applausi sul palco.

Non posso far altro che porre in cima la carta del chewing gum. E mastico fresco e dolce... passeggio con le mani in tasca oltre quei cumuli posti lungo la strada, la strada che percorro da sempre, ma che oggi raccoglie cumuli.
Cumuli di idee riversate lì da altre strade, un tempo credute alberate ed ancora oggi sognate, tra incubi e affetti colorati.
Suono, non ballo e non canto, ma non prendo applausi. Non sono l'intelletto onnisciente, non dirigo le bande e i ballerini e non firmo volantini.

Note: Hipping The Hop

Antares alle 18:33 in:
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